Questione di testa: come tenere a bada ansie e paure nelle fasi “no” dei mercati

Alla fine, è successo: l’Orso si è destato dal suo lungo letargo. Risultato? Azionario in calo e rendimenti obbligazionari in rapida ascesa. E se nei periodi di entusiasmo prevale la cosiddetta Fear Of Missing Out (FOMO), ovvero l’ansia di perdersi occasioni di guadagno, nelle fasi in cui i mercati scendono prende piede il suo opposto, la Fear Of Better Options (FOBO). Si diffonde cioè il dubbio di non aver fatto o di non stare facendo la cosa giusta. Come contrastare questo senso di angoscia? Affidandosi all’oggettività dei dati

Questo perché, come del resto ci mostra il grafico proposto in apertura, a ogni shock finora ha fatto seguito prima un riassestamento e poi un recupero. La domanda, adesso, è: cosa deve fare nel frattempo un investitore per gestire il profondo turbamento che lo shock – molto comprensibilmente – può provocare?

Occhio al miraggio della Fear Of Better Options
Il Cigno Nero – ossia l’evento rarissimo, difficile da prevedere ma di grandissimo impatto, così come teorizzato da Nassim Nicholas Taleb – provoca sconquassi e cali. Ai quali però, come detto, finora hanno sempre fatto seguito recuperi che hanno portato gli indici ben oltre i livelli precedenti alle crisi.

Pensateci: due anni fa, nel pieno della prima ondata Covid, eravamo più o meno attoniti e sbigottiti come lo siamo ora, in preda ad ansie e paure di ogni genere. L’S&P 500 arrivò il 23 marzo del 2020 a un minimo di poco superiore ai 2.200 punti, salvo poi raggiungere, nel gennaio di quest’anno, il nuovo massimo di 4.800 punti circa.

Nel mezzo dell’attuale cono d’ombra, quando inizierà la risalita? Non possiamo dirlo: possiamo solo tenerci pronti. E imparare a domare l’ansia e i suoi derivati.
Sì, perché, se nei periodi di entusiasmo prevale una FOMO a volte ingiustificata, nelle fasi in cui i mercati scendono prende piede il suo opposto, la FOBO.

Di cosa stiamo parlando? La FOMO, lo sappiamo, è la Fear Of Missing Out: consiste nell’ansia che altri possano vivere esperienze gratificanti a noi precluse.

Se ne è parlato molto in riferimento alle cosiddette “meme stock”, le azioni spinte dalle varie ondate social: al di là del loro reale valore, molti utenti si fanno sopraffare dal timore di mancare la presunta ghiotta occasione di guadagno che tanti altri si starebbero invece godendo.

La FOBO ne è un po’ l’opposto: è infatti la Fear Of Better Options, ossia l’ansia di rinunciare a un set di opzioni incredibili una volta che, fra le tante, ne selezioniamo una specifica. La FOBO non è un’esclusiva degli investitori: può manifestarsi, per esempio, quando cerchiamo una casa da comprare o quando dobbiamo decidere tra due o più proposte di lavoro; ma anche, per esempio, quando passiamo al vaglio un tot di potenziali partner su un’app di dating.
Quando la FOBO entra in azione, alla fine può succedere che:

• scegliamo, ma con l’amarezza di aver scartato chissà quali altre meravigliose opzioni che ora saranno altri a godersi;
• non scegliamo affatto, e in questo il caso l’ansia da FOBO sfocia addirittura in FODA, ossia in Fear Of Doing Anything (paura di compiere una qualunque scelta).

Come si traduce tutto questo in termini di scelte d’investimento nella fase attualmente in corso?

In questa fase, molti investitori potrebbero sentirsi bloccati
Oggi più che mai è essenziale non cedere a reazioni istintive ed emotive di fronte alle previsioni che si susseguono giorno dopo giorno. Anche perché una buona parte di queste è già stata incorporata dal mercato. E, come sottolineano esperti e addetti ai lavori, il mercato tende sempre ad avere un approccio un po’ più pessimista, salvo poi dopo ricredersi. Come, del resto, ci mostra il grafico in apertura.
Di fronte a tutto ciò, in molti investitori potrebbe prevalere l’ansia di non stare facendo o di non aver fatto la scelta migliore, e che invece le opzioni migliori siano altre.

Ho investito troppo? Troppo poco? Con troppo rischio? E adesso cosa posso fare? Il problema è che da una premessa di questo genere potrebbero scaturire scelte non troppo convinte e/o non adeguatamente ponderate. Quando non la paralisi totale.
Alla fine, la domanda che ogni investitore deve porsi è: mi preoccupa di più vedere il valore dei miei investimenti scendere nel breve periodo o vedere, sul lungo periodo, il mio patrimonio depauperato di una parte consistente del suo potere d’acquisto per effetto dell’inflazione? Se prevale la prima preoccupazione, può aver senso restare liquidi. Ma a che prezzo, alla fine? Il potere d’acquisto, infatti, merita di essere protetto in maniera strutturale e durevole, e in quest’ottica c’è poco da fare.

La scelta migliore è investire nell’economia reale e avere pazienza
E uscire dai mercati quando le cose vanno male per poi rientrare quando finalmente ricominciano ad andare bene? Lo abbiamo detto tante volte: si chiama market timing e sono in pochi, pochissimi, quelli che sono davvero in grado di farlo. Tutti gli altri rischiano solo di rimetterci soldi, comprando quando tutti comprano (e quindi quando i prezzi stanno già salendo) e vendendo quando tutto scende (e dunque in saldo).

In ogni caso, l’unica è fidarsi delle risposte del proprio consulente finanziario. Che conosce noi, i nostri obiettivi, i nostri bisogni. E anche i nostri limiti e le nostre paure. Ma, soprattutto, conosce i mercati. E sa che oscillano nel breve, ma salgono nel lungo termine: ed è proprio in queste oscillazioni che possono celarsi le “opzioni migliori”.

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